Parliamo quindi di una birra con una gradazione alcolica probabilmente (ma non necessariamente) medio-alta, per la quale viene utilizzata una consistente quantità di malto, ma di certo non “doppia” rispetto a una birra classica. Inoltre non è per forza di colore scuro o ambrato: il colore della birra infatti non dipende dalla quantità di malto presente, ma dal suo livello di tostatura (la birra è più scura quando i malti molto tostati).
Semplicemente, quando la ordiniamo o gustiamo, abbiamo davanti una birra che risponde a dei criteri numerici e burocratici e non – come forse si pensa – a categorie culturali e sensoriali: un grado alcolico maggiore di 3,5% e un grado saccarometrico maggiore di 14,5. Infine, va sempre ricordato che la definizione “birra doppio malto” è solo italiana. Dunque non la troverete sul menu di un pub di Dublino o nella carta delle birre di una bierstube di Dortmund.