La forza rivoluzionaria delle idee di Carlin Petrini è stata quella di cambiare il linguaggio con cui parliamo di alimentazione e di agricoltura. Attraverso Slow Food, Terra Madre e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, ha costruito una visione concreta e insieme profondamente politica del cibo: buono, pulito e giusto. Una formula diventata patrimonio comune, ma che conserva intatta la sua capacità di interrogare il presente. In un tempo dominato dalla velocità, dall’omologazione e dalla pressione industriale sulle filiere, Carlin ha avuto il coraggio di difendere la lentezza come forma di intelligenza, la biodiversità come ricchezza collettiva, la convivialità come atto culturale e il sapere artigiano come presidio di futuro.
Per chi, come noi, lavora ogni giorno per diffondere cultura del gusto, conoscenza e rispetto per ciò che beviamo e mangiamo, il suo esempio resta un riferimento imprescindibile. Il nostro legame con Slow Food nasce anche da questo: dalla convinzione che la qualità non sia mai soltanto una questione tecnica, ma un fatto etico, sociale e umano. Ricordare oggi Carlin Petrini significa allora riconoscere il debito che abbiamo verso il suo pensiero e, allo stesso tempo, assumerci la responsabilità di continuare a tradurlo in pratica, nella formazione, nella divulgazione e nelle scelte quotidiane. Il modo migliore per onorarlo sarà non smettere di credere che un altro modo di produrre, raccontare e condividere il cibo e le bevande sia possibile.
Grazie, Carlin, per averci mostrato che le idee, quando sono giuste e generose,
possono davvero cambiare il modo di guardare il mondo.